Questa
guida storico-turistica descrive in rapida sintesi quella che fu chiamata la
battaglia dell’Argenta Gap (1-19 aprile 1945), l’evento più complesso
dell’offensiva di primavera dell’8ª armata, ma anche il più tragico e
devastante nella storia millenaria di questa città.
Questo libro di Moretti, che segue quello edito nel 2005
da Mursia col titolo Argenta Gap, vuol essere una guida per coloro che
desiderano visitare i luoghi più significativi in cui si è svolta quella
battaglia.
Vengono riportate fotografie dell’epoca, cartine e mappe a
colori per facilitare la comprensione del testo, con dati statistici e un
sommario in inglese.
Completano la guida informazioni turistiche su Argenta e
una breve descrizione delle principali attrattive turistiche, i ristoranti,
le strutture ricettive.
La battaglia dell’Argenta Gap, citata in tutti i testi di storia della
campagna d’Italia, caratterizzò l’offensiva dell’8a armata britannica.
Preparata nei mesi invernali, aveva l’obiettivo di far arrivare le forze
alleate per la via più breve (Argenta-Ferrara) al Po e qui sconfiggere le
truppe tedesche, costrette a combattere con il fiume alle spalle e tutti i
ponti distrutti. Due clamorosi errori avevano preceduto quella battaglia. Il
primo era stato commesso dai tedeschi: sia Kesselring prima, sia von
Vietinghoff poi, consapevoli del pericolo che le loro truppe correvano,
avevano chiesto all’alto comando una maggior flessibilità nella condotta
delle operazioni, per preparare il ritiro a nord del Po. Ma Hitler pretese
la difesa di ogni palmo di terreno, condannando a una disastrosa sconfitta
le sue divisioni. Il secondo errore venne compiuto da McCreery, comandante
dell’8a armata britannica. Egli non volle tener conto del parere di
Alexander prima e di Clark poi, per i quali la maggior pressione
dell’offensiva doveva essere fatta non attraverso gli acquitrini e i campi
minati dell’Argenta Gap, ma lungo la linea Massalombarda-Budrio. Questa
direzione avrebbe consentito l’utilizzo dei loro superiori mezzi corazzati e
una avanzata più spedita. McCreery volle mettere in atto un suo piano
complicato: aggirare Argenta con anfibi da est. Ma questi non riuscirono a
superare gli argini del canale a Fiorana, dove una forte guarnigione tedesca
distrusse circa 15 anfibi e tenne bloccate per cinque giorni le fanterie
inglesi, facendo fallire quell’operazione. D’altra parte se la colonna di
anfibi (un centinaio) fosse riuscita a passare, avrebbe offerto il fianco al
fuoco del nemico, che disponeva di tre carri armati e di un cannone, per cui
il massacro avrebbe assunto dimensioni più ampie, a conferma che il piano
progettato era inaffidabile.
Una decisione insensata fu l’impiego tattico dei bombardieri strategici
della RAF, lungo l’asse Bastia-Argenta-Portomaggiore, dove vennero sganciate
oltre 650 t di bombe dirompenti e incendiarie, con distruzioni nell’ordine
del 75-80% e decine di morti. In quelle cittadine non vi erano i presunti
«concentramenti di truppe», né «depositi di scorte o di munizioni»: le
postazioni di difesa erano in campagna e lungo gli argini, né quei
bombardamenti potevano intaccare l’insidia dei campi minati e delle terre
allagate. Se la battaglia dell’Argenta Gap è passata alla storia, questo è
dovuto alla forte divisione 29a Panzer Grenadier: con i mezzi corazzati di
cui disponeva e la determinazione dei suoi uomini seppe contrastare per
alcuni giorni l’avanzata dell’8a armata, pur essendo arrivata tardi sul
campo di battaglia.
Sul fronte della 5a armata gli americani, superate le valide difese degli
Appennini, arrivarono al Po il 22 aprile, precedendo di un giorno gli
inglesi, nonostante avessero iniziato l’offensiva cinque giorni dopo,
fossero partiti da posizioni più lontane e avessero forze nettamente
inferiori, a ulteriore dimostrazione che il piano di McCreery era errato.
Nel cimitero di guerra dell’Argenta Gap, voluto dagli inglesi nel punto in
cui il 19 aprile si concluse vittoriosamente quella battaglia, sono sepolti
625 caduti del Commonwealth, dei quali circa 500 deceduti nella battaglia
che prese questo nome. Della stessa entità furono le perdite dei tedeschi,
sepolti nel cimitero di guerra di Costermano (VR), mentre le vittime civili
(morti, feriti, dispersi) dell’Argenta Gap furono circa 1000.
A conclusione del suo libro, Moretti esprime l’auspicio che, a questo
importante episodio della guerra in Italia, venga dedicato un museo che lo
illustri con un’adeguata documentazione. Esso dovrebbe degnamente ricordare
alle giovani generazioni, senza più odio nella pace e nella libertà
ritrovata, tutte le vittime di quell’atroce battaglia e i momenti più
significativi che l’hanno caratterizzata. |